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HITLER FOOTBALL CLUB

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Adolf Hitler
sulla panchina del Borussia Dortmund. Secondo uno studio condotto in Gran Bretagna molti ragazzi iscritti alle scuole d’oltremanica ritengono che il leader della Germania nazista allenasse una squadra tedesca, che Auschwitz fosse un parco di divertimenti e che l’Olocausto segnasse la fine della seconda guerra mondiale.

La notizia, riportata dal quotidiano Bild, farà felice chi ha sempre pensato che gli studenti italiani siano i più asini d’Europa. L’associazione di veterani di guerra Erskine ha condotto uno studio su un campione di 2000 teenager della Gran Bretagna, che rivela la scarsa attenzione prestata alle lezioni di storia da molti alunni delle scuole d’oltremanica.

I risultati: a 64 anni dalla fine della seconda guerra mondiale un intervistato su 20 ha risposto che Hitler nella vita faceva l’allenatore e che l’Olocausto avesse posto fine al conflitto. Non solo: per uno su sei Auschwitz è stato un ammasso di giostre e montagne russe.

Ancora: circa il 40% non sapeva perché l’11 novembre ogni anno in Inghilterra si festeggi il Remembrance Day (giorno di commemorazione della fine del primo conflitto mondiale osservato nei paesi del Commonwealth) e ha affermato di non provare alcun interesse per le festività di celebrazione dei caduti.
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AUSCHWITZ MEMORIAL

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Amico di Auschwitz. Il museo del più conosciuto campo di concentramento aperto dalla Germania nazista lancia un profilo su Facebook e punta a raggiungere le nuove generazioni, invitandole a discutere e a lasciare commenti sull’Olocausto.

Da qualche giorno sul social network è apparso il gruppo dedicato al museo di Auschwitz. Gli utenti potranno dare un occhiata al profilo Facebook del lager polacco per dire la loro sull’argomento e imparare qualcosa in più sulla storia del campo di concentramento, dove tra il 1940 e il 1945 furono uccisi oltre un milione di ebrei.

Nei 5 anni di vita del social network centinaia di utenti hanno creato gruppi dedicati ad Auschwitz, ma nessuno di questi è riferibile al museo in Polonia. Ora che l’organizzazione dietro al lager è scesa in campo sul web, sarà possibile seguire dibattiti e approfondimenti cercando il profilo “ufficiale” con le parole chiave “Auschwitz Memorial”.

La pagina Facebook di Auschwitz è già un successo: oltre mille persone hanno deciso di seguire il gruppo al primo giorno di lancio sul social network e il numero degli iscritti sale di ora in ora. Centinaia di utenti hanno lasciato lo stesso semplice messaggio, scritto in inglese, ebraico e polacco: “Never Again” (mai più).

“Si tratta di un esperimento e devo dire che ha largamente superato le nostre aspettative”, ha raccontato all’agenzia Associated Press Pawel Sawicki, portavoce del museo. “Facebook è lo strumento che milioni di ragazzi di tutto il mondo usano per comunicare. Se vogliamo raggiungerli, dobbiamo imparare a conoscere le loro abitudini”.

Il gruppo di Auschwitz si aggiunge alle altre pagine Facebook sull’argomento. Il museo dell’Olocausto di Washington ha aperto il profilo nel 2008 e conta oltre 5.500 sostenitori. Il centro Simon Wiesenthal di Gerusalemme vanta più di 2000 iscritti su Facebook e da poco ha creato un account su Twitter.

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