Ogni volta che apriamo la cassetta della posta ci ritroviamo sepolti da una valanga di volantini pieni di offerte di discount e supermercati che attirano migliaia di famiglie messe in ginocchio dalla crisi. Ma spesso si tratta di un modo per adescare il cliente e rifilargli un prodotto che tanto in offerta non è e che magari altrove costa meno.
Iscrivendosi online a Risparmio Super si possono evitare fregature perchè il sito contiene una banca dati in continuo aggiornamento che confronta i prezzi delle offerte promosse dalle diverse catene di discount, mettendo in luce la più conveniente.
Il servizio, gratuito ma attivo per ora solo nelle grandi città, consente anche di inserire la lista della spesa: a seconda dei prodotti digitati il sito segnala il supermercato dove si spende mediamente di meno. In questo modo si evita di buttare tempo in macchina tra un discount e l'altro a caccia dell'offerta migliore.
Risparmio Super è apparso sul web solo da un mese eppure si è già fatto conoscere: qui l'articolo della Stampa di Torino.
"Convinto di poter esercitare la leadership americana solo costruendo alleanze, impegnato a tentare il dialogo con i più acerrimi avversari dell'America, sicuro di poter rilanciare la crescita globale grazie a un modello energetico basato sulle fonti rinnovabili e interprete di un'identità postmoderna che va oltre i confini etnici e razziali, Barack Obama è protagonista di una scommessa politica che va oltre i confini degli Stati Uniti ma può essere vinta solo se verrà condivisa da coloro ai quali lui tende la mano. La maggior forza del "progetto Obama" è anche il suo evidente tallone d'Achille: il presidente, che rischia il prestigio della nazione più potente del pianeta nella "trasformazione del mondo", va incontro a una inesorabile sconfitta se non troverà partner e interlocutori pronti a raccogliere la sua sfida. Il vero pericolo per Obama è restare solo, apprezzato ma isolato"
Dopo aver letto il leggibile su iPad mi sono convinto che Steve Jobs abbia prodotto l'ennesimo oggetto del quale non avevamo bisogno ma di cui, una volta acquistato, non potremo più fare a meno.
Ora che dell’iPad è stato detto tutto il bene e tutto il male possibili, nelle redazioni si comincia a ragionare a mente fredda: sarà la tavoletta di Steve Jobs la soluzione che stanno cercando i giornali? Al New York Times pensano di sì, e un accordo con Apple spianerà probabilmente la strada alla versione a pagamento del quotidiano online, a partire dal 2011. Nonostante le critiche, lo strumento presentato in California sembra infatti il più adatto a sostituire la carta nella diffusione delle notizie. Non è immune da difetti, ma anche delle prime automobili si diceva che facevano rumore, puzzavano ed erano insicure. Con il tempo sono migliorate. I veri problemi non stanno nell’iPad, ma altrove. Il primo è che non sarà possibile applicare alla tavoletta di Jobs la stessa logica degli attuali siti web dei quotidiani. I giornali che ancora faticano a convincere i redattori della carta stampata a scrivere qualche riga per l’edizione online stanno combattendo una battaglia già superata dalla tecnologia. Per essere all’altezza delle potenzialità dell’iPad, i quotidiani dovranno infatti essere concepiti in una maniera completamente diversa, dovranno essere interattivi e sfogliabili, dovranno intrattenere prima di informare. I fatti saranno disponibili attraverso foto, filmati, audio; gli articoli saranno probabilmente più vicini alla recensione di un evento al quale i lettori hanno appena assistito online che non alla sua descrizione. Occorreranno ingenti risorse, ma i risparmi sul costo della carta e del trasporto delle copie le renderanno disponibili. Il secondo problema è molto più serio: i giornali perderanno il contatto con i loro lettori. Solo Apple ne conoscerà il profilo e l’identità, e la maggior parte dei soldi finirà dunque nelle tasche di Steve Jobs. |
Nel frattempo le acque avevano inghiottito la station wagon della famiglia trasformandola in una trappola mortale per Silva, 13 enne figlio di Horton, rimasto chiuso dentro all’automobile. La moglie Vanessa, 35 anni, stava affogando poco distante. L’auto era slittata sulla riva ricoperta di ciuffi d’erba e aveva fatto un volo di 10 metri dentro al fiume.
L’uomo d’istinto si è tuffato e ha cercato di raggiungere il veicolo nuotando sott’acqua. L’auto, ha rivelato Horton al quotidiano Dominion Post, aveva il muso rivolto verso il fondale e le luci posteriori ancora accese.
“Ho cercato di raggiungerla per tirare fuori mio figlio ma non ci sono riuscito, la macchina era scesa troppo in profondità”, ha raccontato in lacrime Horton. “Vanessa stava affogando, non ce la faceva più. Se fossi andato sotto ancora, avrei messo a repentaglio la mia vita e quella di mia moglie oltre a quella di mio figlio. Per questo ho scelto di riportare indietro Vanessa. Poi mi sono seduto a riva e mi sono rivolto a Dio. Era tutto quello che potevo fare”.
Le preghiere non hanno salvato il ragazzo. I soccorsi hanno cercato di arrivare al veicolo per estrarre Silva ma l’acqua era troppo scura e fangosa: è stato possibile recuperare il cadavere solo la mattina successiva.
Horton non dimenticherà la giornata che ha vissuto. “Non avrei voluto di certo essere nei suoi panni, prendere la decisione che ha preso lui”, ha raccontato Kim Perks, portavoce della polizia.
Una teenager americana è finita sui media di mezzo mondo perché da quando si è buscata un raffreddore qualche settimana fa starnutisce 12 milavolte al giorno, fino a 20 al minuto. La sindrome ha pochi precedenti e sta mettendo in crisi i dottori della ragazzina, che ha smesso di andare a scuola e ormai non può più vivere senza portarsi appresso montagne di fazzoletti di carta.
Lauren Johnson ha 12 anni e abita in Virginia. Da quando si è presa un raffreddore qualche settimana fa, la ragazzina è entrata in un tunnel senza fine di disagi e patimenti: non riesce a smettere di starnutire se non quando dorme e fa pure fatica a mangiare.
La notizia è rimbalzata nello Stato ed è arrivata fino alla televisione Nbc: Johnson è stata invitata a partecipare al programma "Today Show", ma il racconto della sua storia è stato interrotto da un "Eeeeccciù" dietro l’altro davanti alle telecamere in studio.
"Non pensavo durasse così tanto", ha spiegato Johnson. "Non vado a scuola, non esco. Non ce la faccio più. Mi sto rovinando il naso". Un dottore che la segue pensa che si tratti di una sindrome chiamata "starnuto a mitraglia", che costringe a tenere sempre sotto mano il pacchetto di fazzoletti.
Questa specie di malattia ha cambiato la vita della famiglia. La madre di Johnson ha passato le ultime settimane a fare avanti e indietro da uno specialista all’altro: ha fatto provare alla figlia 11 terapie diverse e si è affidata persino all’ipnosi, senza riscontrare nessun miglioramento. La disperazione allora ha spinto la signora Johnson ad andare in televisione nel tentativo di mostrare all’America il caso della figlia e trovare un medico che sia in grado di curarla.
"L’esistenza di mia figlia - ha raccontato la donna - non è più la stessa. Gli starnuti non le danno tregua, riesce a fermarsi solo quando nel sonno raggiunge la fase rem". Poi ha aggiunto: "In tutto il mondo sono stati documentati al massimo 30 casi di questa sindrome. Non sappiamo che fare, nessun dottore riesce a darci una risposta".
Adolf Hitler sulla panchina del Borussia Dortmund. Secondo uno studio condotto in Gran Bretagna molti ragazzi iscritti alle scuole d’oltremanica ritengono che il leader della Germania nazista allenasse una squadra tedesca, che Auschwitz fosse un parco di divertimenti e che l’Olocausto segnasse la fine della seconda guerra mondiale.
La notizia, riportata dal quotidiano Bild, farà felice chi ha sempre pensato che gli studenti italiani siano i più asini d’Europa. L’associazione di veterani di guerra Erskine ha condotto uno studio su un campione di 2000 teenager della Gran Bretagna, che rivela la scarsa attenzione prestata alle lezioni di storia da molti alunni delle scuole d’oltremanica.
I risultati: a 64 anni dalla fine della seconda guerra mondiale un intervistato su 20 ha risposto che Hitler nella vita faceva l’allenatore e che l’Olocausto avesse posto fine al conflitto. Non solo: per uno su sei Auschwitz è stato un ammasso di giostre e montagne russe.
A quarant’anni dalla nascita Internet allarga i suoi orizzonti. Secondo un portavoce di Icann, l’organizzazione no-profit che supervisiona i domini della Rete, nel giro di un anno gli indirizzi web potrebbero essere scritti anche in lingue diverse dall’inglese.
Nel linguaggio del web i domini sono le sigle che stanno dietro a qualsiasi sito, indirizzo mail o post di Twitter. I vertici Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) stanno per riunirsi a Seoul e tenere una riunione sull’argomento.
Tra le ipotesi sul tavolo circola quella di consentire agli utenti di digitare gli indirizzi web in caratteri appartenenti ad alfabeti diversi dal latino come il cirillico, l’arabo, il coreano, il greco o il giapponese.
“Questo cambiamento potrebbe essere la più grande rivoluzione che Internet abbia mai conosciuto in 40 anni”, ha detto ai giornalisti Peter Dengate Thrush, presidente del consiglio di amministrazione di Icann. “Si tratta di una nuova, complessa funzionalità del web.
Internet affonda le sue radici nel 1969 con gli esperimenti su ARPANET, una rete di computer voluta dal ministero della difesa degli Stati Uniti. Tuttavia solo a partire dai primi anni ’90 il web è uscito fuori dalla cerchia degli accademici per raggiungere il pubblico di massa.
Oggi oltre un miliardo e mezzo di persone in tutto il mondo si collegano alla Rete. Se la proposta in esame a Seoul dovesse essere applicata, Icann spalancherebbe le porte di Internet a una mole di persone rimaste finora ai margini del web.
“Più della metà degli utenti di Internet - ha spiegato Rod Beckstrom, amministratore delegato di Icann - parla una lingua scritta con caratteri diversi dall’alfabeto latino”.

